Comunicato Stampa: E-health e cronicità cardiovascolare. Il paziente ipercolesterolemico (e anticoagulato) tra innovazione e nuovi scenari in Regione Puglia”

COMUNICATO STAMPA

Webinar

“E-health e cronicità cardiovascolare. Il paziente ipercolesterolemico (e anticoagulato) tra innovazione e nuovi scenari in Regione Puglia”

24 marzo 2020

 

Responsabile scientifico: PASQUALE CALDAROLA – Direttore Dipartimento Cardiologico Asl Bari

 

In voga e inevitabile. A un anno dall’inizio della pandemia da Covid 19 il tema della sanità digitale rimanda a sperimentazione avviate e a progetti da collaudare, ma anche a procedure già note che hanno però ricevuto una spinta importante alla concretizzazione. La sanità digitale oggi rientra tra i temi più dibattuti e tra le novità di assistenza più richieste da specialisti e pazienti. A che punto siamo? Quali sono i vantaggi? Cosa fare ora? Sono queste solo alcune delle domande emerse durante l’evento “E-health e cronicità cardiovascolare. Il paziente ipercolesterolemico (e anticoagulato) tra innovazione e nuovi scenari in Regione Puglia” organizzato da Sanitanova con il contributo non condizionato di Daiichi-Sankyo.

“Si tratta di un tema in voga ma le cose non sono così semplici – ha detto Giovanni Gorgoni, Direttore Generale dell’Aress Puglia in apertura dei lavori – la trasformazione digitale non si può risolvere in una traduzione digitale di processi nati in contesti diversi. Abbiamo bisogno di ribaltare il punto di vista, serve sviluppare riflessioni sull’esperienza digitale del paziente per riprogrammare la digitalizzazione dei processi, dei percorsi e dei saperi, anche di quelli dei professionisti. Oggi siamo chiamati a un nuovo gioco di squadra e di sistema che deve focalizzare l’attenzione sulla digitalizzazione delle reti e delle cronicità, ma siamo chiamati anche a sostenere un confronto costruttivo con le università e le società scientifiche che devono validare procedure e processi nuovi”.

La Puglia annovera già alcune importanti esperienze in tema di E-health soprattutto in ambito cardiologico: “A quanto ottenuto già fino a oggi dobbiamo aggiungere nuove sperimentazioni – ha detto Ottavio Di Cillo, Direttore dell’Area E-health dell’Aress – tra le proposte più innovative c’è sicuramente un progetto di gestione dei pazienti in terapia anticoagulante orale che deve coinvolgere i centri specialistici, i medici di medicina generale, le farmacie e l’assistenza territoriale. Un progetto integrato che naturalmente si basa anche sull’uso di tecnologie all’avanguardia”.

Il direttore scientifico dell’evento, Pasquale Caldarola, Direttore del Dipartimento Cardiologico della Asl Bari, ha ricordato le linee guida europee che per la prima volta suggeriscono di utilizzare strumenti anche semplici di telemonitoraggio. “Nel passaggio dalle parole ai fatti dobbiamo riflettere sulla capacità di aderenza alla terapia che si traduce anche in cambio di stile di vita – ha detto Caldarola – serve una comunicazione più attenta sulla malattia ma possiamo usare degli strumenti di supporto (patient support program). Abbiamo sperimentato per esempio l’uso di app con i pazienti dislipidemici che hanno aiutato l’aderenza alla terapia anche attraverso strumenti di remind, di informazione specifica con la possibilità di trasmettere i dati significativi ai propri medici di base. E’ in fase di avvio anche un progetto di studio per pazienti che assumeranno l’acido bempedoico (nuovo farmaco ipolipemizzante non statinico che inibisce la biosintesi epatica di colesterolo): i pazienti saranno contattati da una “voce amica” che ricorderà gli impegni principali e che li supporterà nel percorso di cura. In tutti questi progetti però va sottolineata l’importanza di un coinvolgimento del paziente che deve essere accompagnato e guidato all’uso di strumenti di telemedicina”.

 

Solo nel corso del 2019 la spesa per la sanità digitale è cresciuta del 3% e il 25% dei cittadini riferisce di raccogliere dati sulla salute attraverso App o dispositivi indossabili: di questi il 5% condivide i propri dati con il medico di base. Dai dati raccolti dall’Osservatorio Innovazione digitale in Sanità del Politecnico di Milano è emerso che “Il 57% degli specialisti e il 50% dei medici di medicina generale ritengono che le terapie digitali avranno un impatto significativo nei prossimi 5 anni, in particolare per la possibilità di monitorare l’alimentazione, l’attività fisica e l’aderenza alle terapie”. “A partire da questi dati così significativi sul tema della sanità digitale è chiaro che le società scientifiche non possono che avere un ruolo centrale – ha detto Francesco Mastroianni, presidente della Fadoi Puglia, la Società scientifica di medicina interna – per la capillarità delle reti, per la possibilità di offrire un contributo scientifico e per gli strumenti di divulgazione”.A condividere questo punto di vista è stato anche Massimo Grimaldi, Presidente Anmco Puglia, Associazione nazionale medici cardiologi ospedalieri. “Gli studi fatti già qualche anno fa hanno messo in evidenza come la telemedicina abbia un impatto importante su mortalità e ospedalizzazione. Dal 2012 in Puglia abbiamo attivato un progetto di Telecardiologia che consentiva interventi salvavita in tempi molto rapidi e lo stesso progetto è stato poi riorganizzato nel 2019 con apporto importante delle società scientifiche che garantisce l’apporto delle conoscenze più recenti a tutto vantaggio dei cittadini”. Anche rispetto al sostegno alle reti delle cronicità l’apporto delle società scientifiche è fondamentale: “Il nostro compito è di definire quali sono gli strumenti utili, quali sono i dati che servono e come devono essere utilizzati. Gli strumenti utilizzati anche in questa fase Covid sono stati ritenuti utili e vantaggiosi anche e soprattutto da parte dei cittadini”. Luigi My, Responsabile dell’Unità di Cardiologia della Casa di Cura Villa Verde di Taranto, ha sottolineato la necessità di coinvolgere in maniera attiva e partecipata i pazienti mentre Claudio Paolillo, Direttore della Cardiologia dell’Ospedale di Corato, ha rimarcato l’importanza – per garantire una reale diffusione della telecardiologia – di attrezzare tutte le strutture sanitarie e di coinvolgere tutte le figure professionali, dagli specialisti ai Medici di Medicina Generale. “La telecardiologia è un vantaggio per l’intera comunità di cura e per il cittadino – ha detto Paolillo – e durante questo periodo abbiamo avuto la netta percezione dell’importanza di sviluppare in maniera compiuta tutto il percorso di partecipazione”.

“Le attività sviluppate negli anni scorsi ci hanno dato risultati importanti – ha detto il professor Marco Matteo Ciccone, Direttore della Cardiologia del Policlinico di Bari – abbiamo fatto studi e progetti di ricerca di telemonitoraggio che certo oggi potrebbero facilmente coinvolgere pazienti nell fase post – Covid”.

 

 

 

 

 

Nota 97: un passo concreto per la sostenibilità del sistema oltre il periodo di emergenza Covid-19

Bari, 25 febbraio 2021

 

Responsabile scientifico: Dottor Carlo D’Agostino, Direttore UOC Cardiologia Ospedaliera, Policlinico di Bari

 

Sono 90mila i cittadini pugliesi affetti da fibrillazione atriale non valvolare in cura con i NAO (Nuovi Anticoagulanti orali) per i quali la Nota 97 dell’Aifa (Agenzia Italiana del farmaco) introduce una importante novità: la possibilità che la prescrizione venga fatta anche dal medico di base oltre che dallo specialista.

Introdotta a ottobre 2020 e nata dalla esigenza di fronteggiare l’emergenza dettata dal Covid 19, la Nota 97 non si limita a disciplinare l’uso dei farmaci e ad allargare la platea dei medici prescrittori, ma ha l’ambizione di supportare il percorso clinico di personalizzazione della terapia.

Siamo alla vigilia di una nuova rivoluzione, in una fase di riorganizzazione del servizio che vede una stretta collaborazione tra specialisti e medici di famiglia”: così il dottor Carlo D’Agostino ha aperto in qualità di responsabile scientifico l’evento “Nota 97: un passo concreto per la sostenibilità del sistema oltre il periodo di emergenza Covid-19” organizzato con l’obiettivo di aprire un confronto sul tema tra specialisti, farmacisti e medici di famiglia.

L’evento è stato organizzato da Sanitanova con la sponsorizzazione non condizionante di Daiichi-Sankyo.

 

“Stiamo parlando di molecole che abbiamo imparato a conoscere bene negli ultimi 10 anni, piuttosto che nuovi anticoagulanti sarebbe più opportuno chiamarli, per il loro meccanismo d’azione, anticoagulanti orali diretti (DOA). Si tratta di  farmaci maneggevoli che non necessitano di monitoraggio della coagulazione e che oggi solo alla portata di un numero sempre più alto di pazienti – ha continuato D’Agostino – se consideriamo che il 3 per centro della popolazione tra i 60 e i 70 è affetta da fibrillazione atriale non valvolare e che questa percentuale sale al 10 per cento se parliamo di ultra ottantenni. Il beneficio netto dell’uso dei nuovi anticoagulanti orali non è in discussione ed è universalmente condivisa l’idea che questi farmaci facciano la differenza sulla qualità di vita dei pazienti”.

La possibilità di prescrivere DOA è stata accolta con entusiasmo anche da parte dei medici di medicina generale: “la conoscenza globale del paziente e la possibilità di evitare troppi passaggi sicuramente facilita il nostro lavoro e garantisce immediatezza ai cittadini – ha detto il dottor Luigi Santoiemma, medico di base ed esperto Aifa – la dematerializzazione della prescrizione faciliterà ulteriormente il nostro compito nella convinzione che la possibilità di prescrivere non limita affatto il supporto e la collaborazione con gli specialisti del settore”.

Dalla Regione Puglia, infatti, garantiscono che i tempi per la dematerializzazione della prescrizione dei Nao sono maturi: “la nostra attenzione sul tema è molto alta – ha detto Francesco Colasuonno del Servizio Politiche del Farmaco – e a breve sarà possibile  anche per i medici di medicina generale utilizzare il già noto Edotto anche per prescrivere i DOA”.

L’evento è stato occasione di approfondimento clinico durante il quale sono stati analizzati gli scenari di prescrizione sulla base delle caratteristiche cliniche del paziente ma anche un momento di riflessione sui risvolti economici – intesi in termini di efficienza  e sostenibilità – derivanti dall’uso prolungato e allargato dei DOA.

A rappresentare i risultati di due importanti studi di ricerca sul tema è stato il professor Francesco Saverio Mennini, docente di Economia all’Università Tor Vergata di Roma: “L’analisi è stata condotta per pazienti con fibrillazione atriale non valvolare di età superiore a 65 anni e di età pari o superiore a 75 anni – ha specificato il professor Mennini – e ha messo in evidenza che l’introduzione sul mercato di edoxaban (farmaco DOA) per il trattamento di pazienti con età superiore ai 65 anni potrebbe generare una riduzione della spesa a carico del servizio sanitario nazionale al quinto anno d’uso di 2,7 milioni di euro. La riduzione della spesa potrebbe salire a 3,3 milioni di euro se si parla di pazienti con più di 75 anni”.

“Quando si parla di farmaci e di assistenza sanitaria –  ha sottolineato Mennini – bisogna poi sempre considerare non solo i costi  del medicinale e i risparmi in termini di riduzione dei ricoveri ed eventi avversi ma anche i vantaggi indiretti sul tessuto sociale degli stessi pazienti nonché sul servizio sanitario nazionale”.

 

 

 

 

 

 

La gestione integrata del paziente diabetico

Bari, 18 novembre 2020

 

I pazienti diabetici sono il 5,4 per centro della popolazione pugliese, il dato sale al 14 per cento quando si osserva la fascia di età compresa tra i 60 e i 79 anni. In una percentuale che varia dal 20 al 40 per cento i pazienti diabetici sviluppano una patologia renale cronica mentre il rischio cardiovascolare nei pazienti con diabete è più che raddoppiato.

Sono questi i dati emersi durante il webinar “La gestione integrata del paziente diabetico: il percorso del paziente” organizzato da Sanitanova con il contributo non condizionato di Mundifarma, che ha avuto come referente scientifico il professor Francesco Giorgiono, ordinario di Endocrinologia al Policlinico di Bari.

Professor Francesco Giorgino

“E’ quanto mai evidente che serve un approccio globale e multidisciplinare alla corretta gestione del paziente diabetico – ha detto Francesco Giorgino – tutti gli studi mettono in evidenza una altissima correlazione tra le patologie diabetiche, renali e cardiache tale che oggi diventa fondamentale avere un percorso di presa in carico e di cura condiviso tra le diverse discipline”.

“Oggi ci confrontiamo  con la necessità di avere un approccio nuovo alla gestione del paziente diabetico richiamato anche dalle più recenti linee guida – ha aggiunto Giorgino – che richiedono attività di prevenzione sulla progressione della patologia, sullo sviluppo di patologie correlate come appunto quelle renali e cardiache e una sempre maggiore attenzione alla qualità della vita. I nuovi farmaci in commercio consentono di evitare il danno d’organo e sono sicuramente strumenti di innovazione terapeutica che ci aiuteranno nelle più corretta gestione del paziente diabetico, ma diventa fondamentale avere un percorso condiviso a livello regionale per la definizione dei modelli di presa in carico e cura”.

Dottor Giovanni Gorgoni

Di percorsi diagnostico terapeutici ha parlato anche il dottor Giovanni Gorgoni, Direttore Generale AReSS Puglia, nella introduzione ai lavori: “la frequentazione della agenzia regionale sanitaria con il tema diabete è di antica memoria – ha detto Gorgoni – c’è ancora molto lavoro da fare e ottimi strumenti per ottenere risultati soddisfacenti, dall’aggiornamento del percorso diabete, a progetti mirati alla alfabetizzazione dei pazienti ai più recenti strumenti di telemedicina che consentirebbero intanto un database reale dei pazienti in cura e poi un monitoraggio clinico multidisciplinare”.

Professor Loreto Gesualdo e Dottor Pasquale Caldarola

La correlazione tra diabete e patologie renali e cardiache è stata ampiamente rappresentata dal professor Loreto Gesualdo, ordinario di Nefrologia del Policlinico di Bari e dal dottor Pasquale Caldarola, Direttore della unità operativa complessa di Cardiologia e Utic dell’ospedale San Paolo di Bari.

“Il paziente diabetico complesso quasi sempre sviluppa patologie renali – ha detto Gesualdo – e le origini possono essere di tipo metabolico o vascolare. Dobbiamo lavorare per restituire qualità alla vita dei pazienti e per evitare quanto più possibile la dialisi. Per fare questo serve un approccio ordinato, omogeneo e multidisciplinare senza dimenticare ma anzi valorizzandolo il ruolo dell’assistenza territoriale e della medicina di base, punto di riferimento costante per il paziente”.

 

“Nel 70 per cento dei casi di morte dei pazienti diabetici le cause sono di tipo cardiovascolare – ha detto Caldarola – nei pazienti diabetici la prima causa di ricovero è legata a patologie cardiache e pertanto non possiamo che sostenere con forza la necessità di un approccio sempre più multidisciplinare e anche legato allo sviluppo degli strumenti di telemedicina”.

 

Professoressa Cinzia Germinario

Anche la professoressa Cinzia Germinario, Responsabile dell’ Osservatorio Epidemiologico  regionale, ha ribadito la necessità di “tenere sotto controllo la patologia diabetica soprattutto in momenti come questo che stiamo vivendo in cui le attenzioni sono concentrate sulla gestione dell’emergenza”. “Le percentuali di pazienti diabetici aumentano con l’età e questo significa che l’assistenza territoriale deve essere sempre più presente e poi vanno sviluppate correttamente le pratiche di partecipazione attiva degli stessi pazienti”.

 

Consigliere Nazionale e Regionale Ass. Italiana Diabetici Giuseppe Traversa

Di pazienti esperti e di centralità della persona e della famiglia ha parlato Giuseppe Traversa, Consigliere nazionale e coordinatore regionale Associazione italiana diabetici: “percorsi diagnostico terapeutici, globalità, parità territoriale sono le parole chiave già inserite bel Piano Nazionale delle Cronicità e che ora devono trovare concretezza anche in collaborazione con gli stessi pazienti con l’obiettivo di migliorarne la vita ”.

 

Professor Mauro De Rosa

E per un approccio globale alla qualità della vita, anche la valutazione dei costi diretti e associati può essere uno strumento utile: “gli studi su questo argomento sono ancora pochi – ha detto il professor Mauro De Rosa dell’Università del Piemonte Orientale – ma è evidente che non possiamo limitarci alla valutazione dei costi diretti (come ricoveri ordinari, farmaci, visite specialistiche) ma vanno valutati anche i costi associati (come riduzione del reddito da lavoro, disabilitò, pensionamento anticipato) che incidono moltissimo sulla qualità della vita”.

 

 

 

 

 

 

ROP Rete Oncologica Pugliese: Stato dell’arte, prospettive e sfide

Bari, 22 ottobre 2020

 

ROP Rete Oncologica Pugliese: Stato dell’arte, prospettive e sfide

Stato dell’arte, innovazione e prospettive organizzative e gestionali anche alla luce della ripresa della pandemia da Covid 19: sono stati questi i temi centrali del webinar che si si è tenuto il 21 ottobre “Rop (Rete Oncologica Pugliese): stato dell’arte, prospettive e sfide” organizzato da Sanitanova con il contributo non condizionato di Daiichi-Sankyo e AstraZeneca.

 

Ad aprire i lavori è stato il professor Pier Luigi Lopalco, per la prima volta nella sua nuova veste di Assessore alla Sanità della Regione Puglia: “Sono felice di aprire per la prima volta da Assessore un incontro dedicato alla Rete Oncologica che ho avuto già modo di apprezzare per la sua organizzazione – ha detto Lopalco – ho un personale interesse a che la rete cresca e sia sempre più efficiente. Il miglioramento delle cure non è solo un interesse delle organizzazioni ma è innanzitutto un interesse del cittadino”. Gli ha fatto eco il dottor Vito Montanaro, Direttore del Dipartimento Salute: “avere un tavolo tecnico sempre attivo sul tema ci aiuta ad avere contezza di quanto accade e a governare i processi in maniera sempre più mirata”.

 

La Rete Oncologica Pugliese è nata due anni fa, è costituita da un organismo di gestione a livello centrale e da cinque Distretti territoriali. Nel corso degli ultimi mesi sono stati fatti passi importanti nella organizzazione della stessa, a partire da atti deliberati dalla Giunta regionale a luglio scorso relativi alla definizione delle reti di patologia (polmone, prostata, seno, colon-retto e utero), al regolamento di organizzazione dei CoRo (Centri di orientamento oncologico) e ai Pdta, i percorsi diagnostico-terapeutici, per i tumori del polmone, prostata, seno, colon-retto e utero.

 

“La Rete è un sistema di integrazione – ha detto Antonio Delvino, responsabile scientifico dell’evento – e rappresenta una innovazione rispetto alle modalità organizzative e gestionali del passato. Le ricerche hanno mostrato che gli indici di sopravvivenza sono più alti in contesti in cui esiste la rete oncologica e questo è comprensibile se pensiamo alla qualità delle prestazioni che una rete così vasta può garantire. Certo il lavoro da fare è ancora molto, rispetto all’aumento necessario dei posti letto dedicati e del personale, della ricerca scientifica che deve essere sempre più mirata alla medicina di precisione e rispetto alla prevenzione. Su questo tema purtroppo a causa della pandemia da Covid 19 abbiamo registrato un rallentamento che va assolutamente recuperato”.

 

All’evento ha partecipato anche il dottor Mauro Vitali, Direttore della Business Unità Oncologia Daiichi Sankyo che ha fortemente sottolineato l’importanza della collaborazione mirata alla innovazione e alla massima attenzione nei confronti del paziente: “il paziente deve essere al centro dei nostri obiettivi e l’approccio non può che essere olistico. Questo  per noi significa sedersi dalla stessa parte delle istituzioni e trovare insieme il percorso più rapido per rendere l’innovazione accessibile a tutti i pazienti che sono in attesa di trattamenti in grado di cambiare in modo significativo la storia naturale della malattia. Significa costruire insieme dei percorsi virtuosi che abbraccino non solo i campi della diagnostica, del trattamento e follow-up ma che partano dalla prevenzione e dalla diagnosi precoce. Vogliamo collaborare con le istituzioni per intercettare e ridurre l’impatto del costi sociali legati alla patologia incidendo non solo nel proporre trattamenti efficaci ma anche soluzioni innovative e digitali, di supporto al paziente nel difficile percorso che sta affrontando ed aiutando il SSN nel ridurre il costo economico e sociale della gestione dell’intera patologia”.

 

Nel corso dell’evento il dottor Giovanni Gorgoni, Direttore AReSS Puglia, ha illustrato lo stato di avanzamento della Rete Oncologica regionale ponendo particolare attenzione agli atti deliberativi della giunta regionale di luglio: “La rete non si è mai fermata – ha sottolineato –  i lavori delle costruzione delle sottoreti di patologia continuano, non si sono fermati i Centri di Orientamento Oncologico e non si è fermata la ricerca. Abbiamo attivato sistemi sempre più sofisticati di sanità digitale e importati passi in avanti sono stati fatti in tema di accreditamento perché oggi la Regione Puglia può contare su un gruppo certificato di professionisti in grado di verificare il possesso dei requisiti per l’accreditamento”. 

 

Durante l’evento hanno preso la parola anche i direttori dei Dionc territoriali, attualmente impegnati sul fronte dell’assistenza ma anche sulla ricerca e l’analisi dei dati regionali per avere un quadro sempre più dettagliato del rapporto tra Covid e patologia tumorale, e ampio spazio è stato dato alle associazioni di volontariato oncologico attraverso la Favo: “il paziente deve essere sempre più incluso nella organizzazione dei servizi – ha detto il referente Francesco Diomede – per poter dare un punto di vista reale anche nella fase di costruzione e realizzazione dei percorsi diagnostico terapeutici”.

 

Mind’s Ride

Bari, 23 settembre 2020

Mind’s Ride:  Patient Engagement Programme – “Programma di supporto per persone con disagio psichico”

Il 9 e il 10 settembre Sanitanova, in collaborazione con “Diversamente Uguali ODV”, “Obiettivo Salute”, “C.R.A.P” di Minervino Murge, “Ubi Maior” con il patrocinio del Comitato Italiano Paralimpico, del CONI, dell’ASL BAT  e  Fise, e grazie ad un contributo non condizionato di Angelini, presso il centro ippico Torre Sansanello (Corato – Ba), ha organizzato un importante e innovativo progetto: “Mind’s Ride – Patient Engagement Programme” – “programma di supporto per persone con disagio psichico”

 

L’obiettivo del progetto Mind’s Ride è stato quello di favorire l’attività fisica e quindi il benessere complessivo dei pazienti con SMI (severe mental illnesses) che a causa della patologia e dei trattamenti presentano un maggior rischio di comorbidità metaboliche e cardiovascolari che impattano sulla qualità e sull’aspettativa di vita.

 

Il progetto Mind’s Ride è un programma di supporto per persone con disagio psichico che stimola l’indipendenza dei pazienti, favorendo l’autonomia, migliorando le abilità personali e sociali e di conseguenza l’integrazione nella società; ciò consente anche di ridurre i costi indiretti legati alla perdita di produttività lavorativa dei pazienti e dei loro caregiver e i costi legati alle complicanze cardiometaboliche e cardiovascolari.

 

 

Quali attività hanno svolto i pazienti affetti a SMI nel progetto Mind’s Ride?

I pazienti affetti da SMI hanno potuto vivere due giornate in un ambiente rilassante e rigenerante passeggiando in natura, praticando yoga della risata, ma, soprattutto, hanno potuto sperimentare un primo approccio all’equitazione con passeggiate a cavallo, battesimo della sella e visita alle scuderie.

 

 

Ippoterapia nel “Programma di supporto per persone con disagio psichico”

 

L’utilizzo del cavallo a fini terapeutici è una pratica antica. I maestri ittiti facevano uso della disciplina equestre in pedagogia. Ippocrate di Coo tra il V e IV secolo a.c. la consigliava ai suoi pazienti per la cura dell’insonnia e Ascepiade di Bitinia (124-40 a.C.) suggeriva “il moto a cavallo” per l’epilessia e le paralisi. Anche la scienza araba sosteneva l’attività equestre per il benessere del corpo e anche della mente.

Negli ultimi 20-30 anni l’ippoterapia ha ampiamente dimostrato la sua efficacia in svariate patologie neuropsichiatriche dell’età evolutiva e anche in alcune patologie psichiatriche dell’adulto.

Tali interventi, variamente definiti come “equine facilited psychotherapy” (EFP), Riabilitazione Equestre Psichiatrica (REP), o Terapia per Mezzo del Cavallo (TMC) in Psichiatria, sfruttano le peculiari caratteristiche del rapporto tra cavallo e umano. All’interno di percorsi specifici di intervento, relativi alle diverse aree del disfunzionamento (cognitivo, affettivo, motorio), si sono dimostrati in grado di determinare un marcato miglioramento del livello di autonomia e benessere.

Mind’s Ride pur essendo stata una esperienza di soli due giorni ha regalato momenti di benessere psicofisico ai partecipanti con SMI

 

 

 

 

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Webinar IL MANAGEMENT DEL PAZIENTE CON EMICRANIA: PATIENT JOURNEY E MOTODICHE DI APPROCCIO

Bari, 17 luglio 2020

Webinar IL MANAGEMENT DEL PAZIENTE CON EMICRANIA: PATIENT JOURNEY E MOTODICHE DI APPROCCIO

Responsabile scientifico:

Prof.ssa Maria Trojano, Direttrice Dipartimento di Scienze mediche di Base, Neuroscienze e Organi di Senso – Università degli studi di Bari

Colpisce il 12% della popolazione mondiale, in Italia ne soffrono il 9% degli uomini e il 18% delle donne, nelle quali gli attacchi sono più severi, più lunghi e più disabilitanti e con più sintomi associati. Parliamo della emicrania, patologia che l’Organizzazione mondiale della sanità classifica tra le principali malattie che causano disabilità e prima causa di disabilità sotto i 50 anni.

Cura, prevenzione e organizzazione della presa in carico del paziente affetto da emicrania sono stati i temi cardine al centro dell’evento “Il Management del paziente con emicrania: patient journey e metodiche di approccio” che si è tenuto il 16 luglio con la direzione scientifica della professoressa Maria Trojano, Direttrice del Dipartimento di Scienze mediche di base, Neuroscienze e Organi di Senso dell’Università degli Studi di Bari,  con l’organizzazione di Sanitanova e il contributo non condizionato di Eli Lilly.

“Nella nostra regione sono 500mila i pazienti che soffrono di emicrania di cui 12mila hanno cefalea cronica – ha sottolineato Maria Trojano – stiamo parlando di una patologia invalidante con un forte impatto sociale in termini di qualità di vita, depressione associata, scarsa qualità del sonno, perdita di giornate di lavoro. L’attenzione nei confronti del tema è molto alta e ora il momento è favorevole: l’Aress sta lavorando alla costituzione di una rete ospedaliera e territoriale, alla definizione di percorsi diagnostico-terapeutici dedicati e a breve avremo a disposizione farmaci che ci permettono di fare prevenzione e di intervenire, per i soggetti selezionati sulla base delle caratteristiche della patologia, proprio sulla possibilità di migliorare la qualità di vita”.

Proprio di rete e di percorsi diagnostico terapeutici ha parlato Giovanni Gorgoni, Direttore di Aress Puglia: “Noi pensiamo per unità integrate di cura perché il principio ispiratore è avere una sanità basata sul valore. Sul tema delle emicranie per la grande quantità di cittadini coinvolti, per la capacità della nostra regione di essere polo di attrazione, per la complessità dell’approccio multidisciplinare richiesto è quanto mai necessario disegnare percorsi aderenti alle realtà delle esigenze del paziente”.

“Stiamo all’alba di una nuova stagione – ha detto Ettore Attolini, Responsabile Area Programmazione Aress Puglia – proprio l’8 luglio il Senato ha approvato un disegno di legge che riconosce la cefalea cronica, anche nella forma dell’emicrania, una malattia invalidante. Ma il nostro lavoro in Puglia su questo argomento viene da lontano e si basa su concetti e procedure di multidisciplinarietà, integrazione ospedale-territorio e personalizzazione delle cure”.

L’emicrania colpisce anche i bambini: è tra i primi 5 problemi di salute in età pediatrica e la prevalenza nella popolazione scolastica è del 10-20% con progressivo aumento dell’età.

L’attenzione oggi è concentrata sull’uso dei nuovi farmaci capaci di prevenire l’emicrania e che ad oggi sono stati somministrati a soggetti con caratteristiche specifiche di patologie: “l’esperienza ci riporta un elevato grado di soddisfazione da parte dei pazienti – hanno sottolineato neurologi ospedalieri e territoriali – a tutti i pazienti seguiti a livello globale e direttamente coinvolti nel processo di cura viene chiesto di valutare la propria qualità di vita con risultati che a oggi risultano soddisfacenti”.

In Europa è stato calcolato che l’emicrania costa 111 miliardi all’anno tra costi diretti, indiretti e intangibili. “Ma l’introduzione di nuovi farmaci ha mostrato una riduzione dei costi nella analisi di budget impact  – ha detto Mauro De Rosa, Dipartimento del Farmaco Università Piemonte Orientale. Si tratta di una analisi molto complessa sviluppata tenendo conto che l’emicrania è una patologia con un notevole impatto sia sui costi diretti (ospedalizzazioni- visite specialistiche – accessi al pronto soccorso – visite del medico di medicina generale) sia sociale in particolare se ci si riferisce ai giorni di lavoro persi che rappresentano la parte più importante di questa categoria di costi per tale patologia. Il numero di giorni al mese con sintomi di emicrania recuperati con l’utilizzo di Galcanezumab, presenti in alcuni studi, permette di evidenziare come, considerando anche i costi sociali, l’introduzione di Galcanezumab nel mercato di riferimento genera, nel corso degli anni, una riduzione dei costi rispetto ad uno scenario senza”.

Guarda il video “Il paziente con emicrania : le novità dalla Puglia”

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Webinar CAR T CELLS: tra presente e futuro dell’immunoterapia

Bari, 9 luglio 2020

Webinar CAR T CELLS: tra presente e futuro dell’immunoterapia

Responsabili scientifici:

dott. Attilio Guarini – Direttore Ematologia e Dipartimento Area Medica IRCCS Istituto Tumori Bari

prof. Pellegrino Musto – Direttore SC Ematologia con Trapianto a Direzione universitaria Policlinico Bari

 

Le Car T in Puglia, tra presente e futuro. Si è discusso dei processi in corso e di quello che avverrà già nei prossimi mesi sulla “terapia personalizzata” in ematologia il 9 luglio durante il webinar “Car T Cells: tra presente e futuro della immunoterapia” con la responsabilità scientifica del dottor Attilio Guarini (Direttore Ematologia e Dipartimento Area Medica IRCCS Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari) e del professor Pellegrino Musto (Direttore della Ematologia con Trapianto a Direzione universitaria del Policlinico di Bari), l’organizzazione di Sanitanova e il contributo non condizionato di Gilead.

 

Car-T è l’acronimo di Chimeric Antigen Receptor T-cell e identifica un “farmaco vivente”, la forma più avanzata di immunoterapia anti-tumorale che si basa su elementi del nostro sistema immunitario, i linfociti T, geneticamente modificati attraverso l’inserimento nel loro Dna di una sequenza genica che li rende capaci di identificare il bersaglio tumore e di attaccarlo.

 

La cura attraverso le Car-T prevede un prelievo di linfociti T dai pazienti attraverso un processo detto di leucaferesi, una procedura di ingegnerizzazione ed amplificazione di queste cellule che dura dalle 4 alle 6 settimane e una successiva restituzione (reinfusione) al paziente: una volta entrati nel circolo sanguigno, le Car-T sono in grado di riconoscere le cellule tumorali e di eliminarle grazie all’attivazione della risposta immunitaria.

 

La produzione e la somministrazione di una terapia Car-T pertanto richiede una procedura molto complessa che prevede anche un monitoraggio continuo del paziente. Tra il prelievo e la somministrazione le condizioni devono essere stabili, il paziente deve essere sottoposto a una chemioterapia di “preparazione” ed è indispensabile  la capacità di intervento in caso di reazioni avverse, che possono talora essere molto serie, fino a necessitare di ricovero in reparti di terapia intensiva.

Ad oggi la terapia è stata approvata della leucemia linfoblastica B del bambino e per alcune forme aggressive di linfoma non Hodgkin dell’adulto: le Car-T possono essere somministrate a pazienti che hanno fallito i trattamenti convenzionali. Rispetto alle terapie convenzionali, le Car-T permettono di ottenere remissioni complete, talora di lunga durata, anche in fasi di malattia molto avanzate, ma la complessità della cura e i rischi legati alla terapia impongono che i centri autorizzati siamo altamente specializzati.

 

Sono quattro in particolare i criteri richiesti da AIFA per poter accreditare un centro alla somministrazione di Car-T commerciali (prodotte, cioè, dall’industria farmaceutica): 1) una certificazione rilasciata dal Centro nazionale trapianti e dal Centro nazionale sangue che attesta la rispondenza del Centro trapianti midollo osseo ai requisiti previsti dalle direttive europee; 2) l’accreditamento Jacie 7.0 per il trapianto allogenico; 3) la disponibilità di un’Unità di terapia intensiva e rianimazione; 4) la disponibilità di un team multidisciplinare qualificato per la gestione clinica del paziente e delle sue possibili complicanze.

Nella Regione Puglia al momento sono in corso importanti novità soprattutto organizzative che potranno portare alla possibilità di somministrare nei tempi più brevi possibili  le Car-T in centri specializzati, che abbiano expertise e strutture adeguate che rispettino i criteri AIFA e possano anche superare i successivi processi di qualifica previsti dalla Aziende farmaceutiche produttrici.

“Il lavoro che sta facendo il Dipartimento Salute è di supporto e di guida – ha detto Vito Montanaro, Direttore del Dipartimento Salute della Regione Puglia – intanto va detto che ci sono centri che hanno già concluso una prima fase di accreditamento come Taranto e altri che la chiuderanno a breve come il Policlinico di Bari mentre sui tavoli ministeriali la Puglia ha candidato l’Istituto Oncologico IRCCS Giovanni Paolo II di Bari come centro “officina” per la produzione delle Car-t”.  In Italia, infatti, sono stati stanziati 60 milioni di euro per la realizzazione di 6 centri per la produzione delle Car-T non commerciali e la Regione Puglia ha presentato la propria candidatura.

La complessità del processo di individuazione dei pazienti, di produzione, somministrazione e monitoraggio presuppone poi la presenza di una rete che possa fare da supporto: “La Rete Ematologica Pugliese può già contare su molti anni di esperienza – ha detto Giovanni Gorgoni, Direttore Aress Puglia –  è nata nel 2010 e proprio nei mesi scorsi abbiamo deliberato un aggiornamento che strategicamente punta su queste nuove sfide di cura e sulla attivazione di percorsi diagnostici-terapeutici condivisi. Sono certo che questa Rete saprà individuare i percorsi più rapidi, più certi e più sicuri per attivare quanto prima anche nella nostra regione le Car-T”.

 

“I pazienti pugliesi – ha ricordato Pellegrino Musto, Direttore dell’Ematologia del Policlinico di Bari – attendono con ansia che anche nella nostra regione possano essere disponibili trattamenti innovativi come le CAR-T. Abbiamo già dovuto inviare in altre strutture pazienti eleggibili per tale terapia e questo, oltre che creare estremo disagio ai pazienti e alle loro famiglie, rappresenta un costo rilevante per la Regione. E’ quindi indispensabile che si realizzino i percorsi più velocemente praticabili affinchè si possa essere a breve operativi, anche sotto il profilo delle necessarie autorizzazioni regionali. In questo contesto, l’Ematologia e il Centro Trasfusionale del Policlinico, quest’ultimo appena trasferito nella sua nuova e moderna sede, potrebbero essere pronti  già per fine anno e contribuire in maniera significativa a  futuri progetti di collaborazione nell’ambito della Rete Ematologica Pugliese”.

“C’è un tema di interesse che va subito affrontato ed è quello relativo alla ricerca – ha detto Attilio Guarini, Direttore dell’Ematologia e del Dipartimento oncologico dell’IRCCS Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari –  Dobbiamo concentrarci sulla possibilità di uso anche nella regione Puglia delle Car-T commerciali, sulla possibilità di autoprodurre in quelle che vengono definire “officine farmaceutiche” e sulla ricerca perché i risvolti potrebbero essere davvero molto stimolanti. Gli sviluppi possibili possono sicuramente essere di interesse”.

 

A confermare l’interesse sul tema della ricerca è stata anche la professoressa Marilena Tauro, pugliese di origine e ricercatrice al Mofftt Cancer Center di Tampa in USA: “al momento sono in corso studi importanti sull’uso delle Car-T non solo per la cura dei tumori ematologici, anche dei tumori solidi. L’uso delle Car-T è stato avviato negli Stati Uniti nel 2012 e oggi sono molti gli ambiti di intervento sui quali stiamo studiando con risultati già interessanti. Sottolineo però l’importanza del lavoro di gruppo che deve coinvolgere sicuramente tutti gli esperti del settore, ma anche i decisori politici e istituzionali che rispetto a un tema così complesso devono avere un ruolo di guida e di indirizzo”.

L’incontro si è concluso con un appuntamento della Rete Ematologica Pugliese che si è impegnata a costituire un tavolo tecnico per accelerare tutti i processi organizzativi necessari all’attivazione delle Car-T: “ci diamo appuntamento nel breve tempo – hanno detto Guarini e Musto – in maniera tale da segnare i passaggi necessari per individuare i centri che già sono a un buon punto nelle procedure di accreditamento così da poter essere operativi nel più breve tempo possibile.

 

Guarda il video della  sintesi della giornata di approfondimento

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Riparte il mondo degli Eventi Residenziali

Il mondo degli Eventi Residenziali riparte in molte regioni italiane dopo il fermo causato dal covid.

In questi mesi Sanitanova, grazie all’esperienza decennale, è riuscita a garantire la qualità dei suoi servizi sfruttando al meglio le potenzialità delle tecnologie digitali come i webinar che permettono la partecipazione fino a 500 utenti contemporaneamente.

Ma quali sono le linee guida da seguire per realizzare un evento residenziale oggi?

Le linee guida riprendono in sostanza i protocolli tracciati da Federcongressi.

Il distanziamento sociale è il fattore chiave delle misure anti-covid da adottare per l’organizzazione degli Eventi Residenziali. Questo elemento indica, di conseguenza, il numero massimo dei partecipanti che sarà calcolato in base alla capienza della struttura.

Il distanziamento deve essere di almeno 1 metro tra i partecipanti nei vari momenti dell’evento e in tutti gli spazi della location (dall’accredito ai posti a sedere).

Tra le indicazioni, c’è anche l’obbligo dalla mascherina, la sanificazione delle mani e raccomandazioni precise per i servizi di catering nonché per le modalità di somministrazione dei cibi e bevande.

Molti step organizzativi sono sviluppati ancora online, ad esempio le prenotazioni, il pagamento della quota di partecipazione, le compilazioni di moduli, la distribuzione di materiale informativo e altri processi simili.

È possibile convertire la tipologia formativa?

La Commissione Nazionale per la Formazione Continua di AGENAS, ha stabilito che: “In considerazione di quanto previsto dalle disposizioni governative circa la sospensione degli eventi residenziali, è possibile richiedere la conversione della tipologia formativa da RES a F AD oppure da RES a RES-videoconferenza, al fine di consentire la conclusione di quelli già iniziati e lo svolgimento di quelli programmati e già inseriti nel sistema informatico. La possibilità di conversione si applica agli eventi già inseriti nel sistema informatico alla data del 15 aprile 2020 e programmati entro il 31 luglio 2020 e comunque sino al perdurare dello stato di emergenza sanitaria”.

“Fino al termine dello stato di emergenza sanitaria e comunque in presenza di specifiche disposizioni, anche regionali, che vietino lo svolgimento di eventi residenziali o ne limitino numericamente la partecipazione, è consentito l‘utilizzo di modalità di collegamento in videoconferenza per gli utenti che si connettano individualmente.”

 

Quali sono le regioni che hanno concesso la possibilità di organizzare gli Eventi Residenziali già da giugno?

Le regioni che ad oggi hanno aderito sono:

Sicilia, Campania, Emilia Romagna, Abruzzo, Basilicata, Sardegna, Puglia, Veneto, Lazio, Liguria, Toscana, Umbria, Calabria, Friuli Venezia Giulia, Marche.

Ma è probabile che a breve anche le altre regioni (Lombardia, Piemonte, Molise, Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige) aderiranno, compatibilmente con l’andamento discendente delle curve dei contagi.

 

Per informazioni sugli eventi residenziali, formazione a distanza e webinar scrivi a info@sanitanova.it

 

Fonte: Meeting e Congressi

 

 

 

 

Fad Ecm Sincrona “FAD SYNCHRO”: la giusta risposta all’emergenza sanitaria

Come affronteranno i pediatri di famiglia la fase 2 della pandemia COVID-19?
Per rispondere a questa domanda Sanitanova ha organizzato il corso FAD ECM Sincrono con “Fad Synchro”: “Covid 19 – La risposta della pediatria di famiglia nella fase II” grazie ad un contributo non condizionate di GSK.

L’evento formativo online, su piattaforma Obiettivo ECM, ha visto la partecipazione di circa cento utenti e di quattro relatori che hanno affrontato il tema dotando i partecipanti di un guida operativa. Questa è finalizzata ad una maggiore sicurezza sugli aspetti di tipo infettivologico.

In questo momento così particolare, la tecnologia diventa lo strumento migliore per poter unire le forze di vari esperti che, nonostante la distanza fisica, riescono a trasmettere le giuste competenze ad una vasta platea che può ugualmente interagire e scambiare opinioni.

Che cos’è FAD SYNCHRO?

FAD SYNCHRO è un servizio di FAD ECM Sincrona che prevede la partecipazione a sessioni formative da remoto attraverso una piattaforma didattica multimediale dedicata e fruibile live dagli utenti connessi contemporaneamente.

Un vero e proprio evento formativo con relatori e discenti contemporaneamente connessi online.

Quali sono le caratteristiche della Fad Ecm Sincrona “Fad Synchro”?

Gli utenti possono intervenire nelle sessioni con domande poste a voce (con la funzione alzata di mano) o scritte in chat. Il sistema prevede la registrazione dei partecipanti, il controllo di verifica dell’identità dell’utente, il test di prova da svolgersi al termine del corso, la possibilità di attivare sondaggi ed anche l’utilizzo di una lavagna per creare note.

Per rendere l’evento online ancor più simile alla forma tradizionale di un meeting residenziale, anche il programma della giornata in webinar scandisce i vari momenti con orari prestabiliti: saluti istituzionali, presentazioni, discussioni e conclusioni.

Inoltre, le sessioni di lavoro sono registrate e rese fruibili in modalità asincrona, permettendo all’utente di poterle riascoltare per eventuali approfondimenti successivamente al momento di formazione live.

Il servizio FAD SYNCHRO consente anche di trasformare l’evento in corso FAD e-learning determinando la possibilità di aumentare il target e l’engagement, consentendo ad un numero illimitato di altri discenti di partecipare al corso attraverso qualsiasi dispositivo e in ogni momento, ottimizzare il rapporto costo – contatto e rinforzare così l’attività di brand awareness.

 

Fad Ecm Sincrona

Quante persone possono partecipare in un’aula virtuale?

FAD SYNCHRO è un sistema di Fad Ecm Sincrona che può supportare aule virtuali fino a 500 partecipanti ed è eventualmente estensibile in caso di necessità di maggiore capienza.

Il servizio FAD SYNCHRO offerto da Sanitanova è la giusta risposta.

Scopri tutti i servizi di Sanitanova

Per maggiori informazioni: info@sanitanova.it 

 

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Il gaming interattivo al servizio della Fad Ecm con Sanitanova.

Da Marzo a Dicembre 2020, la formazione online di Sanitanova si arricchisce di una proposta Fad Ecm  di grande interesse tecnologico con “Update Disinfezione Ferite – il ruolo del Farmacista”

Uno degli aspetti più caratterizzanti di questo progetto Fad è il Cartoon Gaming Interattivo. Si tratta di un sistema innovativo con l’ausilio di un cartoon educativo realizzato sulla base di case history scientifiche, che permette ai destinatari di rispondere a quesiti e ricevere feedback animati.

Il Gaming interattivo nella Fad permette ai professionisti sanitari di poter apprendere le informazioni con maggiore interesse e tranquillità, in quanto il cartoon è studiato nei minimi dettagli.

Per garantire la massima efficienza del progetto, per gli accreditati è previsto un servizio di assistenza online di grande supporto con posta elettronica, un numero verde, assistenza tecnica ed assistenza didattica.

Inoltre, per la stessa ragione, la piattaforma di supporto al progetto permette di adattarsi alle specifiche esigenze delle diverse tipologie di discenti e di veicolare contenuti didattici nelle forme più disparate (dispense cartacee, casi clinici interattivi, riviste monografiche, simposi video, ecc).

A rendere ancor più interessante questo progetto è la pubblicazione dell’intero percorso monografico.

L’evento formativo Fad è accreditato per 3.000 partecipanti, tra farmacisti ed infermieri, per un totale di 15 ore ed è diviso in 3 moduli.

 

Per maggiori informazioni sui corsi di formazione a distanza invia una email a info@sanitanova.it

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