Digital Trasformation nella Sanità

Digital Trasformation nella Sanità

Fino a Febbraio dello scorso anno, credevamo che il problema del Coronavirus fosse un affare tutto cinese e che evitando semplicemente qualche viaggio all’estero e contatti con asiatici non ce ne saremmo nemmeno accorti, anche perché era stata instillata la convinzione che in fondo si trattava di poco più di una normale influenza!

D’altra parte il XXI secolo ci ha già abituati alle epidemie con la SARS nel 2001 e la MERS nel 2012 dalle quali in fondo eravamo usciti abbastanza bene fino all’arrivo dell’attuale COVID-19 che ha sovvertito ogni cosa.

La vita può essere capita solo all’indietro, ma va vissuta in avanti e, a ripensarci oggi, quelle vecchie stupide e banali abitudini non erano così male…se solo potessimo riaverle indietro!

Abbiamo assistito ad una radicale modifica delle abitudini e dei comportamenti che hanno caratterizzato la sfera personale, familiare e professionale degli individui in tutti i paesi del mondo, nessuno escluso.

Ci restano le immagini degli applausi e dei canti dai balconi, degli striscioni con gli arcobaleni colorati che ci ricordavano che “andrà tutto bene!”, dei lockdown con il monito “restate a casa”, delle strade deserte e delle autocertificazioni, delle code ai supermercati, dello Smart Working, della corsa al lievito di birra per fare la pizza in casa, dei no cinema, teatri, concerti, palestre, piscine e viaggi.    

Delle scuole chiuse, del bollettino con i numeri della giornata, delle mascherine che coprono i sorrisi, dei DPCM di Conte, del CTS e delle regioni gialle, arancioni e rosse, del distanziamento sociale e del “tutto questo ci renderà delle persone migliori!”. 

Questi ultimi 14 mesi, infatti, sono stati una vera prova di resistenza, una continua corsa ad ostacoli che, tra introspezioni e privazioni, ci ha permesso di riscoprire molti valori del passato ma soprattutto di accelerare alcuni percorsi di “modernizzazione” nel modo di lavorare e di relazionarci, imponendo una drastica riduzione di viaggi e trasferte e favorendo il ricorso massivo alle riunioni virtuali in Videoconferenza e al Telelavoro che è letteralmente esploso, facendo segnare in Italia una crescita del 1.050%: gli smart worker italiani sono passati dai 570 mila del 2019 ai circa 6,5 milioni del 2020.

Il coronavirus ha messo in ginocchio l’economia mondiale ed è per questo motivo che oltre ai termini ‘pandemia’ o ‘Covid’ si sono fatti largo “PEPP”, ‘Recovery fund‘, ‘Recovery plan‘ o ancora ‘Next Generation EU‘. Alcuni vengono usati in maniera impropria.

Le economie di tutti i Paesi del mondo hanno risentito e stanno risentendo dell’impatto avuto dal coronavirus. La prima mossa è stata ricorrere a uno strumento della Banca Centrale europea, il PEPP: Pandemic Emergency Purchase Program. Grazie a questo sono stati acquistati titoli pubblici e privati per un totale che ammonta a 1.850 miliardi complessivi.

Il secondo strumento è il Next Generation EU, di cui uno degli strumenti più importanti di questo piano è il Recovery and Reslience Facility, RRF, da qui l’abbreviazione Recovery Fund. Il Next Generation EU è un piano da 750 miliardi con cui, per la prima volta, i Paesi dell’Unione hanno deciso di fare debito comune e sarà finanziato quasi totalmente con l’emissione di titoli sui mercati da parte della Commissione Europea.

Si parla poi di Recovery Plan, un piano nazionale di riforme varato da ogni Paese ed è sostanzialmente il modo in cui si spendono i fondi del Next Generation EU.

L’Italia è tra i maggiori beneficiari del Next Generation EU: il governo stima che arriveranno tra 81 miliardi in sussidi e 127 miliardi in prestiti. Si potranno spendere seguendo determinati linee guida dettate dalla Commissione Europea (ad esempio assicurandosi che venga allocata la giusta quota alla digitalizzazione, o alla riconversione energetica).

Oltre al Next Generation EU, che è un piano emergenziale, c’è il Budget europeo. Rappresenta il totale dei contributi di ogni Stato membro (a seconda della propria ricchezza), messo insieme ogni 7 anni. Dal 2021 al 2027 saranno a disposizione circa 1.100 miliardi.

Ma le emergenze sociali più gravi, se escludiamo le disastrose conseguenze sull’economia, si sono registrate nel Sistema Scolastico e nel Sistema Sanitario che hanno evidenziato grandi ritardi rispetto alla necessità di una trasformazione digitale completa e definitiva. Peraltro, la resilienza della Scuola e del SSN è scattata solo grazie a un’accelerazione dell’uso -obtorto collo- delle tecnologie digitali: la Scuola ha dovuto fare un massiccio ricorso alla “DaD” e il Sistema Sanitario ha implementato molti servizi di “Telemedicina”, dando così l’avvio ad un insieme di cambiamenti prevalentemente tecnologici, culturali, organizzativi, sociali, creativi e manageriali, associati con le applicazioni di tecnologia digitale, praticamente ciò che viene comunemente identificato con la locuzione “Digital Transformation”.

 

E mentre scienziati, sanitari, politici e governanti sono impegnati nel tentativo di restituirci il diritto del presente e la speranza del futuro tra cure innovative ed appropriate, piani vaccinali di massa e supporti all’economia, a noi, piccola azienda che gravita nel complesso ecosistema della sanità, non resta che continuare a dare il massimo per svolgere quel delicato ruolo di cerniera tra agli operatori impegnati sul campo e gli stakeholder del mondo healthcare.

 

Infatti SANITANOVA guarda a questo 2021 con rinnovata fiducia e speranza e continua ad offrire progettualità adeguate ai mutati bisogni e per rendere più agevole l’acceso alle varie soluzioni disponibili e alle relative case history, abbiamo predisposto un apposito SPAZIO VIRTUALE che permette di trarre spunti e suggerimenti per nuove progettualità da mettere in campo, alimentando e valorizzando l’importante patrimonio di evidenze scientifiche e di relazioni che resta determinante per la crescita e lo sviluppo.

 

Saranno inoltre presentati alcuni progetti sia nella fase di avvio che di conclusione degli stessi e non mancheremo di rendere partecipi delle varie iniziative correlate allo sviluppo del nostro progetto di responsabilità solidale Green2Green.

Buon lavoro a tutti

Antonio Messina

 

 

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